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di Leigh Alexander

Eroi

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Storie di grandi eroi con grandi orizzonti

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“La nostra regina Jules”, cantava Clarice, il suo volto all’improvviso visibile sullo schermo nella postazione di lavoro. “Scadenza domani, eh? Non vedo l’ora di vedere cosa inventerai!” 

“Junimo Productions è un'azienda leader nella realizzazione di storie animate d'epica animate adatte alle famiglie, utili ai più giovani per comprendere il mondo in cui viviamo e per progettare la personalità del prossimo eroe"

 

A Julia non piaceva essere chiamata Jules, in particolare da Clarice dell’ufficio della Costa Occidentale. La maggior parte degli animatori di Junimo lavorava da casa, con una postazione di lavoro all’avanguardia, come quella di Julia. La collaborazione con i colleghi della Costa Occidentale, che erano costantemente collegati attraverso schermi multipli, era però un po’ tesa.

“E io non vedo l’ora di vedere cosa inventerai anche tu”, rispose Julia con ansia, forzando un sorriso. Sulla scrivania aveva un piccolo assistente virtuale a forma di piramide e la sua lucetta blu indicava quando i colleghi potevano vederla.

Julia aveva meticolosamente posizionato piante attorno alla postazione di lavoro e girato lo schermo in modo da mostrare uno scorcio della vista sulla città dal 24° piano in cui abitava, cosa che la faceva apparire piuttosto raffinata. In realtà, la sua postazione di lavoro era uno spazio ritagliato nel caos costante creato da Olivia, la figlia di sei anni.  

Ognuno dei colleghi di Julia aveva curato il proprio spazio. Clarice aveva una foto incorniciata di Atmo, il personaggio più famoso dei film di Junimo, appesa dietro alla sua postazione di lavoro, dove tutti potevano notarla. Secondo Julia aveva un po’ esagerato.

“Eccoci, team”, disse l’assistente virtuale, su indicazione del capo del team di animazione della Costa Occidentale. “Junimo Productions è il leader mondiale delle storie d’animazione epiche per famiglie, con messaggi per i giovani sul mondo in cui viviamo, ed è ora di disegnare il prossimo eroe. Uno di voi potrebbe aver creato il prossimo Atmo proprio in questo momento!”

Julia guardò dubbiosa l’immagine che aveva creato. Aveva fatto uno schizzo di un tapiro, lo aveva colorato con acquerelli digitali e aveva codificato un unico nodo d’animazione nella sua lunga e stretta proboscide per farla ondulare lentamente. La vista dell’immagine riempì Julie di timore. Come poteva pensare che un tapiro potesse diventare un personaggio eroico.

“Ehi ragazzi, sono così emozionata per il mio progetto”, disse Clarice. “Sto costruendo il modello 3D proprio ora.”

“Magnifico”, disse Stephen dalla sua finestra.

Lo schermo di Julia suonava con notifiche e voci. Un flusso visivo delle notizie della mattina scorreva sullo schermo, una pubblicità di un pacchetto per le vacanze venne viaualizzato sul tavolo luminoso, proveniente dal software gratuito di acquerelli che aveva installato.

Quando agitò la mano per eliminarlo, come risposta al suo movimento il tavolo luminoso registrò una linea nera grossa, errante. Con la coda dell’occhio registrò una notizia riguardante una tendenza chiamata “il bagno nella foresta” che apparentemente aiutava amministratori delegati molto impegnati a diminuire lo stress. A volte a Julia sembra di lavorare all’interno di una slot-machine.

“Le storie di Junimo parlano di relazioni e di amicizia".

“Ricordatevi, team”, disse l’assistente virtuale, “Le storie di Junimo parlano di relazioni e amicizia. I nostri fan si rivolgono ai personaggi Junimo per sentirsi ispirati e sicuri”.

“Mostraci il tuo, Julia”, disse Stephen.

JULIA! POTRESTI GIÀ ESSERE QUALIFICATA PER OTTENERE UNA CARTA DI CREDITO!! Ancora un’altra pubblicità si visualizzò sul tavolo luminoso.

“È un tapiro”, disse Julia, cercando di rendere la voce sicura mentre condivideva l’animazione sul suo tavolo luminoso con gli altri. “Mia figlia Olivia ne ha visto uno allo zoo e voleva assolutamente il peluche dal negozietto degli articoli da regalo. L’ha chiamato Sciccoso!”

Nessuno rise, e così Julia continuò, con convinzione. “Ora non riesce a dormire senza il tapiro-peluche”, disse. “Così ho fatto un tapiro che saluta”.

“Ho visto quello di Clarice, ed è fa-vo-lo-so”, disse Stephen, muovendo la mano per eliminare una pubblicità dal suo tavolo luminoso.

“Julia, il signor Castell chiede un incontro”, disse l’assistente virtuale. “Vorresti collegarti adesso o proporre un orario?”

“Proporre un orario”, disse Julia. Era arrabbiata con sé stessa per aver condiviso il tapiro sul canale del gruppo prima che fosse realmente finito e probabilmente era anche evidente dalla sua voce. L’assistente virtuale fissò un appuntamento per Julia dopo pranzo. Sperava veramente di riuscire a fare un altro test di animazione prima dell’incontro.

“Pensavo che il tapiro fosse uno scherzo”, disse Castell. “Beh, almeno tua figlia sarà contenta con il modello di realtà aumentata”.

Julia aveva avviato il collegamento sul tablet, così da potersi lontana dall’assistente virtuale rumorosa e dalla postazione di lavoro.

"...riusciva a pensare bene solo sulla sedia vicino alla finestra, da cui poteva ammirare i giardini verticali."

Spesso riusciva a pensare bene solo sulla sedia vicino alla finestra, da cui poteva ammirare i giardini verticali, rilassanti macchie di un verde vivace che scalavano le pareti del condominio.  

“Ho solo fatto un po’ fatica a concentrarmi ultimamente”, disse Julia. “I ragazzi della Costa Occidentale chiacchierano molto, e l’assistente virtuale...”

“Ecco, questo potrebbe essere parte del problema”, disse Castell, che parlava sempre molto velocemente. “Abbiamo investito negli uffici a casa per i nostri animatori, così da aiutarvi ad esprimere al meglio la vostra creatività. Ma come possiamo aspettarci di raccontare delle storie magnifiche sulla collaborazione tra persone se l’essere connessi l’uno con l’altro non è una nostra priorità.”

“Pensavo stessimo creando dei personaggi eroici”, disse Julia, guardando un ragno che camminava sul vetro della finestra.

“L’eroismo è amicizia”, disse Castell come se fosse una cosa nota a tutti.

“Posso spegnere l’assistente virtuale quando non mi serve?” chiese Julia. È veramente incredibile che quel ragno sia riuscito ad arrampicarsi fino al 24° piano, pensò. È venuto fin qui per il giardino? Forse i giardinieri portano su anche i ragni, come fanno a volte con le api. Ma i ragni sono una parte importante dell’ecosistema? Se Olivia avesse visto un ragno sulla finestra e avesse chiesto com’è arrivato fino a qui, Julia avrebbe saputo spiegarlo?

“Quindi abbiamo bisogno che tu ti colleghi regolarmente, anche se ci può volere un po’ di tempo per abituarsi”, stava dicendo Castell, ma Julia realizzò di non aver sentito nulla.

“Mi sembra che l’assistente virtuale mi giudichi”, si fece scappare, e nel silenzio imbarazzante che seguì, Julia continuò, “Mi sembra che ascolti tutto quello che dico e che registri informazioni sul mio atteggiamento”.

“E per quale motivo dovrebbe farlo?” disse Castell ridendo. “Pensaci da un punto di vista logico, Julia. Pensi che una macchina possa sapere di più sul tuo atteggiamento rispetto ai tuoi colleghi sul canale condiviso?”

“Immagino di no”, disse Julia. Adesso si sentiva sia illogica che poco ispirata e aveva sicuramente il volto tutto rosso.

“Non mi sono mai iscritto a questo”, disse Castell con voce irritata.

“Mi dispiace”, disse Julia, scioccata. Nei tre anni di lavoro alla divisione d’animazione dei personaggi Junimo, tra i più competitivi del mondo, non aveva mai deluso nessuno. Il lavoro alla Junimo era stato il suo sogno, e sentì la perdita della felicità di lavorare come la perdita di un parente.

“Mi dispiace”, disse Castell, “Stavo parlando ad una pubblicità”.

“Oh”, rise Julia con profondo sollievo, e poi aggiunse una risata extra per far sembrare positivo il suo atteggiamento.

“Lascia stare le cose tecniche”, aggiunse lui. “Crea una relazione con i tuoi colleghi. Io vado a fare un bagno nel bosco.”

La videochiamata finì.

Julia non voleva connettersi con Clarice. Immaginò Clarice intrappolata nella ragnatela di un enorme ragno con poteri speciali e iniziò a fare degli schizzi sul tablet, all’improvviso presa dal fervore di quello che in quel momento le sembrava un’idea originale.

"Era così assorta nella creazione dell'animazione del ragno eroe   S da rischiare di perdere l'autobus"

Alle 15.00 Julia spostò tutto il progresso fatto dalla postazione di lavoro al tablet e uscì per andare a prendere Oliva da scuola. Era così presa dalla sua animazione ragno-eroe che avrebbe perso l’autobus, ma, per fortuna, i nuovissimi e silenziosi autobus intelligenti inviavano in continuazione aggiornamenti sugli schermi delle fermate.

Per Julia era spesso più semplice lavorare in viaggio che a casa. Disegnare e implementare semplici animazioni era un modo piacevole di passare il tempo e non c’erano video di gruppo ad interromperla, ma soltanto riassunti inviati dall’assistente a lato del tablet, tutto in una riga ordinata:

Clarice ha consegnato una bozza di rendering. Clarice ha implementato una mappa algoritmica. Il caricamento più recente di Clarice sul Canale Sicuro ha ottenuto 180 visualizzazioni e 78 stelle. Stephen è andato a pranzo alle 12.05.

Julia si accorse di aver fissato il flusso per chissà quanto tempo, la sua penna ferma in aria sopra il tablet. Mentre lei e Oliva erano di nuovo sul bus che portava a casa, aveva disegnato un ragno-eroe favolosamente peloso e inaspettatamente carino. Stava per disegnare un fazzoletto attorno al collo del ragno, per dargli un po’ di personalità in più, quando Olivia le parlò.

“Mamma, possiamo prendere un Robot Magico in realtà aumentata?"

“Hai già un gattino Magico in realtà aumentata, disse Julia, mostrando a Olivia il suo schermo. “Che ne pensi di questo ragno?”

“Non voglio quello”, disse Olivia subito. Stava stringendo, il tapiro-peluche dal negozio di articoli da regalo dello zoo e alla vista dell’animale Julia sentì salire l’ansia.

“Non hai guardato bene”, rispose Julia tranquillamente, rimuovendo le pubblicità personalizzate dall’immagine per poter animare le gambe del ragno per Olivia. “Ti prego, puoi guardare bene?”

“Ho guardato”, disse Oliva, facendo muovere le sue piccole narici. “I ragni non sono cose per bimbi.”

Il cuore di Julia sprofondò. Olivia aveva ragione. Prima un tapiro, poi un ragno? E se non avesse più la capacità, quella cosa che una volta le aveva dato la possibilità di disegnare tutti i veicoli cattivi nel film Atmo 2? Era comunque molto più brava a disegnare veicoli che personaggi.

“Cosa dovrei disegnare?”, chiese Julia disperata alla figlia di sei anni. Mentre passarono lungo la strada, ammirarono, attraverso i grandi vetri dell’autobus, un tramonto rosso fuoco ballare tra i pannelli e le guglie luccicanti della città. Tramonto. La scadenza era domani.

“Robot”, disse Olivia, dondolando le gambe in modo da farsi sgridare da Julia per aver colpito i sedili puliti.

“Non può essere un robot”, sospirò Julia. “Il signor Castell vuole che disegniamo cose che hanno a che fare con persone e con le loro emozioni.”

“I robot hanno emozioni”, protestò Olivia, spingendo un dente dondolante con la lingua.

Julia diede un’occhiata agli aggiornamenti dell’assistente virtuale. La scadenza per “Personaggi Eroici” è domani alle 9.00. Sei membri del team hanno consegnato in anticipo “Personaggi Eroici”, guadagnando 2185 punti Junimo.

“I robot sono artificiali, tesoro”

“I robot sono artificiali, tesoro”, disse Julia. “Significa che non hanno emozioni.”

“No”, disse Olivia, con l’inizio di un broncio scontento che faceva arrossire le sue guance tonde. Julia decise di lasciare perdere il discorso per non rischiare di scatenare uno dei capricci rari ma tumultuosi di Olivia proprio in pubblico.

“Se al mio capo piacciono i miei disegni, allora potremmo prendere un Robot Magico in realtà amentata. Ti piace l’idea?” si offrì.

La temperatura perfetta e il movimento morbido rilassarono Julia mentre chiacchierava con Oliva, sperando di distrarla perché dimenticasse il discorso del robot. Con voce rilassante l’autobus annunciò Olympia Tower, la fermata di Julia, ma lei trasalì comunque. Ora doveva preparare la cena per Oliva e poi farle il bagno e poi avrebbe avuto solo poche ore per lavorare al disegno. Dopo aver messo a letto Olivia, poteva lavorare fino a quando diventava troppo stanca, ma la cosa preoccupante era che si sentiva stanca già adesso.

Ho tempo a sufficienza, pensò, aiutando Oliva a scendere dall’autobus, tenendole fermamente la mano fino a quando arrivarono nel condominio. Avrebbe trovato una soluzione.

Nell’ascensore Olivia all’improvviso iniziò a piangere.

“Cosa c’è?”, sospirò Julia.

“Sciccoso”, pianse Olivia. “Ho lasciato Sciccoso sul bus.”

Erano fortunate le persone come Clarice e Stephen, che riuscivano a trovare ispirazioni nelle relazioni umane e collegare i loro account anche al di fuori del lavoro. Loro non avevano figli.

Julia si rese conto di avere poca speranza di poter recuperare Sciccoso dal bus, visto che era senza autista e controllore. Gli autobus della città erano come servitori efficienti. Julia poteva perdersi nel lavoro durante il viaggio e non notare neanche ciò che le stava attorno.

Le persone lasciano in continuazione delle cose sui bus, pensò, guardando l’applicazione di navigazione per cercare informazioni sulle rotte.

“Sembra che tu stia cercando di trovare la rotta di un bus”, disse l’assistente virtuale. Sentendo quelle parole, Julia sentì salire la rabbia. Perché continuava ad “aiutare” anche dopo che aveva spento gli schermi della postazione dell’ufficio?

“Ora capisco perché sei il modello di punta”, rispose Julia con cattiveria.

“Grazie”, disse l’assistente, non capace di captare il sarcasmo. “In cosa posso esserti utile oggi?”

“Ho bisogno del servizio oggetti smarriti del bus numero 238, Via Elmyra”, disse Julia quasi bisbigliando, aspettandosi che l’assistente fraintendesse per poter giustificare l’odio che aveva per quell’oggetto.

“Il bus numero 238 da via Elmyra non ha un servizio oggetti smarriti”, disse l’assistente. “Alle 20.00 di questa sera, il bus 238 va al centro di smistamento orientale e inizia il servizio per il riciclaggio.”

“Raccolta rifiuti!” Julia rimase stupita. Sentì le lacrime salirle negli occhi. Se era uno di quei bus intelligenti con moduli che cambiavano in continuazione, avrebbe lasciato il modulo per il trasporto passeggeri al deposito per poi attaccare il modulo per la raccolta dei rifiuti.

Probabilmente era completamente automatizzato, il che significava che nessuno avrebbe mai trovato Sciccoso, anche se Julia fosse riuscita ad arrivare in tempo al deposito.

“Che ore sono?” chiese Julia all’assistente e poi rise di sé stessa. Ogni schermo in casa mostrava l’ora.

“Sono le 19.30, rispose l’assistente, ridendo anche lui senza sapere il perché.

Julia chiamò un taxi a guida autonoma che potesse portare lei e Olivia al deposito. Durante il viaggio, il pianto di Olivia aveva lasciato posto ad un leggero piagnucolio, ma sembrava stanca e le guance rosse erano rigate di lacrime.

Anche Julia era stanca, c’era poca speranza di poter consegnare un disegno promettente a Castell prima della scadenza. Ma sentiva la tristezza di Oliva come se fosse la sua, mise per un momento da parte la crisi professionale per concentrarsi sulle poche speranze di ritrovare Sciccoso.

“Non so se ritroveremo Sciccoso”, disse Julia con cautela, pensando che fosse una buona cosa preparare Olivia all’eventuale delusione. “I bus cambieranno e diventeranno veicoli per la raccolta rifiuti, quindi Sciccoso potrebbe essere perso”.

“Si trasformano?” Oliva si raddrizzò velocemente. “Come un Robot Magico?”

“Sì, come un Robot Magico in realtà aumentata”, disse Julia, insicura di quello che poteva fare quel giocattolo tanto desiderato.

“I bus sono vivi?”

“I bus sono vivi?” Olivia fissò sua madre.

“No, ma possono cambiare da soli”, spiegò Julia, guardando l’ora prevista per l’arrivo sullo schermo, con il desiderio di impiegare meno tempo per arrivare al deposito.

“Il bus si occuperà di Sciccoso”, disse Olivia, rassicurata. Julia strinse la mano a Oliva, lasciando che le sue parole rimanessero incontrastate.

Era già tardi quando arrivarono al deposito, illuminato come una piccola città. Il cuore di Julia sprofondò quando vide i bus, uno di fianco all’altro, in file organizzate come le tessere del domino, che si stavano già scomponendo. I moduli anteriori seguivano le linee bianche nel parcheggio del deposito, spostandosi da soli verso un altro incarico.

“I robot”, disse Olivia, e salutò con la mano.

“Questi sono veicoli per il trasporto in città”, disse Julia, mentre con lo sguardo cercava freneticamente nel grande deposito per un qualsiasi segno di vita umana.  Non c’era nulla tranne le luci dei veicoli in movimento, che al buio assomigliavano a tanti occhi. Si trattava di veicoli che si spostano e trasformano in modo automatizzato. “Non sono robot. Non riescono a vederti.”

Il volto di Olivia si intristì e Julia si pentì subito amaramente. “È semplicemente stato uno di quei giorni, tesoro”, aggiunse con tristezza. “Non so se Sciccoso...”

“Ehi”, risuonò una voce dall’altra parte del deposito. Julia intravide, tra le luci abbaglianti, una figura alta che si avvicinò velocemente. Adesso, pensò, ci dirà che non possiamo stare qui. Ma il passo della persona che si stava avvicinando era inaspettatamente gioioso ed iniziò a salutare Julia e Olivia.

Mentre si avvicinò, Julia vide che si trattava di una donna con i capelli corti e una tuta da lavoro gialla. La donna era un po’ rossa in viso e sorrideva. Nella penombra del deposito né Julia né Olivia videro che la donna portava con sè un oggetto.

“Sciccoso!” urlo Olivia, indicando con il dito.

“Immagino che sia tuo”, disse la dipendente, consegnando Sciccoso a Olivia con un sorriso.

“Come?” Julia rimase a bocca aperta, così sorpresa  e sollevata che sentì tremare le mani e le lacrime agli occhi. Come se il ritorno di Sciccoso in qualche modo avesse ridato ordine all’universo.

“Lavoro qui come supervisore”, disse la donna, che secondo la targhetta con il nome si chiamava ELIN. “I veicoli segnalano se arrivano al deposito con oggetti ancora presenti nelle cabine passeggeri.”

“Pensavo fosse tutto automatizzato”, disse Julia stupita.

“Alla fine della giornata qualcuno deve entrare nelle cabine a prendere gli oggetti dimenticati”, disse Elin ridendo. “Vorrei proprio vedere se riescono ad automatizzare anche quello!”

“Il bus sapeva di avere a bordo Sciccoso”, disse Oliva con voce trionfante.

“Tu sei Julia, vero?” disse Elin a Julia. “Il tuo assistente virtuale ha chiamato avvertendo che stavi arrivando in macchina in cerca di un tapiro. Devo ammettere che non ho mai salvato un tapiro prima d’ora.”

“Veramente ci hai salvato tutta la giornata”, disse Julia. La felicità sul volto di Olivia rese all’improvviso impossibile pensare alla Junimo Productions.

“Grazie”, disse Olivia doverosamente. “E ringrazia il robot”.

“Aspettate un momento”, disse Elin, facendo un cenno con il capo in direzione dei mezzi silenziosi e dormienti. “Vedrete qualcosa di forte”.

"A Julia sembrava quasi bello, quasi come un balletto, tutto in un modo che non aveva mai pensato fosse possibile per delle macchine "

Uno ad uno i veicoli iniziarono a trasformarsi con grazia, le loro sezioni si allontanarono ordinatamente mentre si accesero file di luci. A Julia sembrava quasi bello, quasi come un balletto, tutto in un modo che non aveva mai pensato fosse possibile per delle macchine.

“Avevi ragione, mamma”, sospirò Olivia. “Si trasformano davvero!”

“Dovresti sempre ascoltare tua madre”, sorrise Elin.

Nel viaggio verso casa, Julia riprese a disegnare.

“È un robot?” chiese Olivia guardando il tablet con interesse.

“Immagino di sì”, disse Julia con voce calma. “Questi sono i fari e questa parte davanti gli dà un volto.”

“Come avevi fatto per Atmo 2?”

“Sì, è simile”, disse Julia. “È un robot che sa trasformarsi. “Vedi?” Premendo il nodo di animazione rudimentale che aveva codificato nelle ruote anteriori del robot, e muovendo pochi fotogrammi le ruote si trasformarono in forti e coraggiose braccia meccaniche.

“Mamma, disegni meglio di tutti”, disse Olivia. Per un momento Julia ebbe un’ondata di ansia alle parole meglio di tutti, e sentì l’impulso di usare il tablet per vedere cosa aveva inviato Clarice al server, in caso fosse qualcosa di meglio.

“Guarderesti un film dove un robot è l’eroe?” chiese Julia alla figlia.

“Sì”, disse Olivia con enfasi.

Julia sospirò, come se si fosse sciolto un nodo nello stomaco e la penna iniziò a muoversi sullo schermo sempre più velocemente e con più fiducia. La macchina silenziosa si muoveva lungo la strada e Julia vide le luci della città luccicare lungo il fiume.

“Vuoi rimanere sveglia fino a tardi a guardare Atmo 2 mentre lavoro?” chiese Julia.

“No, è un film per bimbi piccoli”, disse Olivia.

Ma poi accarezzò la gamba della mamma in modo rassicurante. “Ma Sciccoso lo vuole vedere.”

“Grazie, Sciccoso”, disse Julia.

“Penso che presto riceverò un Robot Magico in realtà aumentata”, disse Olivia.

Autore

Leigh Alexander è un autrice e visionaria americana; giornalista, scrive anche per il Guardian, è autrice anche di sceneggiature per videogames.

L'illustratore

James Dawe è un artista ed illustratore di Londra. i suoi collage fotografici, manipolati digitalmente, danno vita ad un immaginario drammatico e distorto.

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