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di Leigh Alexander

La notte dei Predoni

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UNA BREVE STORIA INSPIRATA ALL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

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Stanotte sarebbero crollate tutte le barriere del terrore. Perché stanotte i genitori di Hugo partivano per l’intero weekend e Mariela sarebbe venuta a giocare Predoni.

Predoni non era un gioco interattivo comune. Perfino il fratello maggiore di Mariela, Benicio, aveva detto che Predoni gli faceva venire gli incubi, e il fatello di Mariela aveva sedici anni e non aveva paura di nulla.

Ovviamente i loro genitori avevano proibito ai ragazzi più piccoli di giocare, minacciando il sequestro dei cellulari. Mariela era però riuscita a farsi dare il codice di attivazione da Benicio, come parte di un accordo tra fratelli che prevedeva che lei mentisse ai genitori riguardo a qualche posto in cui Benicio era stato o non stato.

“La Notte dei Predoni si fa”, bisbigliò Hugo nel suo cellulare.

La particolare frase di attivazione avrebbe mandato un avviso criptato a Mariela, che viveva nella casa accanto. Erano particolarmente fieri di questo sistema, che avevano progettato loro stessi per ostacolare gli agenti di spionaggio rivali e anche i genitori.

Quando alla fine sentì Mariela alla porta, Hugo riusciva a stento a contenersi, si lanciò giù per le scale strette e curve, piombando in salotto.

Lì si fermò di colpo, un orrore improvviso gli paralizzò il corpo facendolo rimanere a bocca aperta. Mariela era bloccata nel suo impermeabile giallo, come se si fosse trasformata in pietra. I suoi occhi erano fissi su qualcosa a sinistra e quando Hugo vide l’oggetto dello sguardo di Mariela, si accasciò a terrra con un urlo.

Saga, la babysitter, era seduta a gambe incrociate sul divano. I suoi odiosi ricci color pesca erano raccolti in un fermaglio di velluto verde e con una tazza di tè in mano si era già messa comoda. Quando Hugo riconobbe la borsa da notte appoggiata accanto alle sue scarpe da ginnastica viola, emise ancora un altro lamento straziante.

“Noooooooooo”, mormorò Hugo con il volto nel tappeto. “Non lei! Non ho bisogno di una baby-sitter!”

“Ciao Hugo”, disse Saga con voce tranquilla. “E ciao Mariela, che bello vederti di nuovo. Come sta Benicio?”

“Bene”, sbottò Mariela.

Saga aveva appoggiato il suo mento appuntito sulla mano e stava sorridendo a Hugo, facendolo arrossire.

Io e Mariela abbiamo una missione segreta..."

“Noi non abbiamo bisogno di una baby-sitter”, disse Hugo. “Io e Mariela abbiamo una missione segreta da svolgere stanotte e quindi tu, Saga, puoi stare seduta qui e guadagnati i tuoi soldi ignorandoci come al solito”.

Per la costernazione di Hugo, Saga rise un po’ e scosse la testa. “Mi dispiace Hugo, non penso proprio che ti lascerò giocare a Predoni.”

“Cosa?!”, urlarono Mariela e Hugo all’unisono.

“Pensate che sia nata ieri?”, disse Saga in modo gentile. “Quel gioco è troppo spaventoso per voi, piangerete, e io mi troverò nei guai con i vostri genitori. È una storia vecchia come il mondo”.

Con riluttanza Hugo la guardò e notò che era truccata e portava gli orecchini. D’istinto le fece una linguaccia e disse:

“Scommetto che sei tu quella che ha paura, Saga. Tu non ci lasci giocare perché quel gioco è troppo spaventoso per te!”

“Hai unidici anni, Hugo, pensi veramente che abbiamo paura delle stesse cose?” disse Saga alzando gli occhi dal suo cellulare e poi continuò: “Voi probabilmente credete ancora al Mostro della Notte”.

“Certo che no”, dissero Hugo e Mariela contemporaneamente.

“Il Mostro della Notte è per bimbi piccoli”, aggiunse Hugo. “Ormai andiamo nel bosco tutto il tempo a giocare”.

“A pianificare i nostri incontri di spionaggio”, improvvisò Mariela.

“Ci stiamo andando proprio ora”, disse Hugo con aria di sfida.

“Sta piovendo”, bisbigliò Mariela.

Hugo si aspettava che Saga vietasse loro di andare nel bosco, invece disse solo: “Buona fortuna”

“Secondo te, che cosa potrebbe spaventarla?” chiese Mariela.

“Saga è solo una giovane ingegnere”, si lamentò Hugo mentre i suoi stivali di gomma schricciolarono sugli aghi di pino. “Crede di essere adulta solo perché ha ottenuto uno stupido posto di tirocinio alla miniera.”

“Secondo te, che cosa potrebbe spaventarla?” chiese Mariela.

“Non so”, rispose Hugo. “Ho sentito che Predoni sa individuare le tue paure e ti costringe ad affrontarle. Pensi che sia vero?”

“Benicio mi ha detto che registra il tuo battito cardiaco mentre porti gli occhiali RA”, disse Mariela, mentre il suo respiro generò delle nuvolette nell’aria. Indicò dietro all’orecchio. “Proprio qui c’è un punto dove sente le pulsazioni.”

“Davvero?” disse Hugo un po’ diffidente. Non tutto quello che diceva Benicio era affidabile.

“Sì, Benicio ha detto che la ragazza di un suo amico ha giocato a Predoni e che i genitori di lei hanno dovuto comprare una casa nuova perché non riusciva più ad entrare nella sua camera da letto”, disse Mariela spalancando gli occhi.

“Mi piacerebbe tantissimo prendere uno spavento del genere”, sospirò Hugo.

"Quelle abbaglianti steppe geometriche, le gru a forma di insetto e i pannelli che brillavano"

Le luci della miniera a sud-est luccicavano a distanza tra i pini. Quelle abbaglianti steppe geometriche, le gru a forma di insetto e i pannelli che brillavano, tempo fa erano stati fonte di paura, ma ora non più. Come molti bimbi in città, figli delle famiglie che lavoravano in miniera, erano cresciuti con le spaventose storie del Mostro della Notte, una macchina che prendeva vita e mangiava i bambini cattivi che si avvicinavano troppo alla miniera.

“Ti ricordi quanta paura avevamo del Mostro della Notte?” Mariela aveva fatto la domanda, ma entrambi stavano pensando alla stessa cosa.

“Sì”, disse Hugo, guardando il suo stesso respiro formare nuvole nell’aria, “ma ora non più.”

“Neanch’io,” disse Mariela. “Se lo vedessi in Predoni, probabilmente lo farei sparire con una calcio di karate”.

“Sì, Predoni potrebbe effettivamente non essere tanto spaventoso”, annuì Hugo, “dato che abbiamo già capito come funziona.”

“Già, cambia semplicemente la temperatura di casa per farla diventare fredda se ci sono fantasmi, oppure crea effetti inquietanti con le serrature elettroniche”. Mariela sembrava indecisa sul da fars e Hugo capì, perché gli sembrava veramente una cosa divertente.

All’improvviso a Hugo venne un’idea.

“So come possiamo fare uno scherzo a Saga”, disse.

Hugo e Mariela tornarono di corsa verso casa, attraversando il bosco di fretta, solo perché erano emozionati e assolutamente non perché stava diventando buio e non potevano essere certi del fatto che non ci fosse il Mostro della Notte, a caccia attorno al perimetro della miniera.

“Okay, Red Leader, questo è il nostro progetto di spionaggio più ambizioso finora”, scrisse Hugo.

Calò il silenzio mentre scrivevano sui loro rispettivi cellulari. In sottofondo si sentiva solo il rumore attutito della robaccia che Saga stava guardando sullo schermo principale al piano terra. Comunicavano in silenzio in caso Saga li stesse spiando attraverso la telecamera di sicurezza per bambini installata in casa. Era brava a fare scherzi, e non si poteva mai essere troppo cauti.

“Come possiamo spaventare la Bestia della Notte... in stile Predoni”, scrisse Hugo.

“Dobbiamo raccogliere dati sul Mostro della Notte per spaventarlo a morte ed espellerlo dalla sede principale”, scrisse Mariela velocemente come risposta. “Controllo delle sue pagine social, Stile Blue Leader”.

Personalmente Hugo pensava che il nome in codice di Saga dovesse essere Bestia della Notte, dato che Mostro della Notte era già il nome di qualcosa di differente, ma non disse nulla e guardò Mariela lavorare.

“Perché l’hai inserita nel tuo gruppo dei preferiti?” disse Mariela ad alta voce.

“Hai toccato qualcosa per sbaglio, sta zitta”, disse Hugo, sporgendosi verso il cellulare di Mariela.

“No, qui dice che l’hai inserita nel gruppo dei preferiti e le hai anche messo un cuore alla foto”.

“Usa la codifica”, insistette inutilmente Hugo. A lui Mariela piaceva, erano amici da quando avevano sette anni, ma a volte Mariela gli sembrava troppo poco professionale per essere partner di un’agenzia di spionaggio.

“Sei sicuro che va bene se spaventiamo la baby-sitter?” gridò Mariela.

“Ugh” urlò Hugo con voce ancora più alta. “Favoloso, adesso mi toccherà passare la notte vomitando. Mentre tu dormirai io mi sveglierò dieci volte all’ora per vomitarti addosso e se dormi otto ore significa che ti avrò vomitato addosso 80 volte”.

“Sto scherzando”, disse Mariela, alzando le sopracciglia. “Effettivamente è una buona cosa, perché lei permette a quelli del gruppo dei preferiti di localizzare la sua posizione e quindi puoi accedere ai suoi dati GPS dal suo dispositivo. Probabilmente non lo sa neanche”.

“Già, l’ho inserita tra i preferiti solo per motivi di spionaggio”, disse Hugo

“Questo puntino mostra il nome in codice Mostro della Notte”, bisbigliò Mariela, mentre erano piegati sul dispositivo di Hugo, con le schiene rivolte verso l’apparecchio di controllo per i bimbi. “Secondo la posizione del punto sembra ancora trovarsi sul divano, e secondo il centro dati di casa tua, il film che sta guardando è “L’amore tra i pini”.”

“Che schifo”, disse Hugo. “Potrebbe però anche essere un diversivo”.

“Hai ragione”, rifletté Mariela. “Questo non ci dà nessun dato certo”.

“Forse al Mostro della Notte piacciono i film d’amore, allora potremmo spaventarlo con un... fantasma dell’odio?”

“Cos è un fantasma dell’odio?” disse Mariela, corrugando la fronte.

“È come un fantasma che odia ingeneri, dato che Saga, volevo dire il Mostro della Notte, pensa di essere così favolosa”, disse Hugo, grattandosi dietro all’orecchio.

“Quello non è un tipo di fantasma che può funzionare”, disse Mariela. “E se invece fossero i fantasmi dei vecchi minatori che si erano persi nel bosco?”

“E ora vogliono avvertirla di stare lontana per evitare il loro destino”, aggiunse Hugo velocemente, mentre gli vennero i brividi.

“Abbassiamo la temperatura come nei Predoni!” bisbigliò Mariela quasi ad alta voce, indicando il dispositivo di Hugo. “Fa diventare freddo il salotto!”Hugo aveva indovinato la password per il controllo del climatizzatore di casa molto presto nella sua carriera da spia, ma fino ad ora non aveva mai sognato di poterla usare per qualcosa. Con attenzione, lui e Mariela, si allontanarono dal monitor per il controllo dei bambini e sopraffatti dall’impulso, impostarono la temperatura al minimo.

“Pochi minuti dopo sentirono Saga chiamare, “ehi, bimbi, state facendo qualcosa con il purificatore d’aria?”

“E adesso?” disse Hugo in panico.

“Una volta mio fratello Benicio ha iniziato ad aprire e richiudere la serratura elettronica velocemente più e più volte, spaventando il fidanzato di mamma”, disse Mariela, spalancando gli occhi. “Potremmo fare finta che ci sia un fantasma che sta cercando di entrare!”

Quando Mariela e Hugo finalmente riuscirono a scoprire come controllare le serrature, creando un ripetersi di tonfi molto soddisfacenti della porta principale di sotto, il cuore di Hugo iniziò a battere fortissimo. Quando poi Mariela saltò su e urlo, “ORDINA AGLI AUTOPARLANTI DI FARE RUMORI DA FANTASMA”, Hugo quasi si vergognò di aver sottovalutato le capacità di spionaggio di Mariela.  

“Il punto si sta muovendo”, grido Mariela, e i due quasi scontrarono le teste guardando il punto viola, che rappresentava Saga, muoversi ad intermittenza, uscire dalla casa, entrare nel bosco e andare verso le miniere. Invece dell’euforia prevista si trovarono in un momento di calma totale in cui realizzarono di non aver creduto che il loro piano potesse funzionare.

“Ce l’abbiamo fatta”, disse Mariela.

“Dai, giochiamo a Predoni prima che torni”, disse Hugo alzandosi.

“Ci potrebbe volere un po’ prima che si attivi il codice di mio fratello”, disse Mariela. “Quanto tempo credi che rimarrà fuori?”

“Non lo so”, disse Hugo, facendo spallucce ma in modo forzato. “Dov’è andata?”

“Probabilmente a casa”, disse Mariela. “Vero?”

“È corsa nel bosco” disse Hugo. “Casa sua è sulla stessa via della tua. Controlla i dati della posizione!”

“Oh, no”, disse Mariela, prendendo velocemente il suo dispositivo. “Il punto è sparito”.

“Cosa significa che è sparito”, urlò Hugo, mentre si sentì accasciare sul pavimento, le ginocchia toccarono il tappeto.

“È sparita” disse Mariela, con un tono di paura nella voce. “E si stava dirigendo verso le miniere.”

Sta cercando di spaventarci”, sbuffò Hugo. “Ci sta facendo uno scherzo!”

“Sei sicuro?” disse Mariela, corrugando la fronte. “E se avesse bisogno del nostro aiuto? Questa è la nostra possibilità di vivere una missione pericolosa”.

“Hai ragione”, disse Hugo, emozionato dal coraggio sorprendente di Mariela. “Dobbiamo andare nel bosco e trovarla”.

“Insieme”, acclamò Mariela, muovendo la luce del suo cellulare sopra la testa.
 

“È la cosa più responsabile che possiamo fare” disse Hugo, un po’ senza fiato. L’aria era umida e fredda e le luci dei loro dispositivi continuavano a illuminare forme strane: ragnatele bianche appoggiate tra ceppi ammuffiti, la corteggia delle betulle che si staccava.

Si sentivano anche rumori intermittenti di animali spostarsi nell’oscurità. “Ma lei non lavorava alla miniera?” sbuffo Mariela, indietreggiando da un tronco bagnato. “Sapeva dove stava andando”.

“Ha solo fatto un tirocinio”, brontolò Hugo, sussultando alla sensazione di foglie bagnate sul pigiama.

Un ramo si spezzò lontano nel bosco, facendoli trasalire. Chiamarono il nome di Saga, ma senza risposta.

“Forse è stata portata via dal Mostro della Notte”, disse Mariela, ridendo con preoccupazione.

“Non dire così”, sibilò Hugo, abbassando la voce, solo per essere sicuro. “Probabilmente è da qualche parte nell’area della miniera, proprio come hai detto tu.”

“Adescata dai fantasmi vendicativi dei minatori persi proprio in questo bosco”, disse Mariela.

“Basta”, disse Hugo, con la sensazione irritante di voler piangere. Nonostante non era più piccolo e aveva imparato a controllare le sue emozioni, a volte gli scendeva comunque qualche lacrima, all’improvviso.

Sentiva lo scricchiolio dell’impermeabile di Mariela, il fruscio di foglie umide e l’amica che gli toccò la spalla. Gli occhi rossi e d’argento del campo minerario si delineavano sempre più vicini attraverso gli alberi sempre più radi.

“Spero che non ci siano boschi spaventosi in Predoni” disse Hugo con leggerezza, sperando di riportare la conversazione a qualcosa di divertente.

“Mio fratello Benicio ha detto che c’è una parte intera che si svolge in boschi come questo”, disse Mariela casualmente, camminando un po’ più vicina ad Hugo, mentre la vegetazione lasciava spazio alla ghiaia. Non si erano mai avvicinati così tanto alla miniera di notte e nell’oscurità i loro occhi giocavano brutti scherzi con le forme dei macchinari che si trovavano più avanti.

“C’è una luce in quella guardiola”, bisbigliò Mariela, indicandola, e Hugo si trovò a pensare che Mariela era effettivamente molto coraggiosa e che continuava a sorprenderlo ogni volta che la posta in gioco era veramente alta.

Hugo sentì chiudersi la gola mentre passarono piano attorno al muro di contenimento e uscirono sul parcheggio senza illuminazione, strisciando tra le forme aggressive dell’attrezzatura e dei veicoli dormienti. Il piccolo quadrato di luce ora si stava avvicinando.

“Ehi”, chiamo Hugo con un improvviso grido spavaldo a Mariela, il cui volto era arrossato di esaltazione. “Sembra che non ci sia nessun Mostro della Notte!”

“Certo che non c’è, è una storia per i bambini”, sbottò Mariela.

"Hugo vide Mariela ferma immobile con il viso bianco, pietrificato"

“Quello che successe in seguito spaventò talmente tanto Hugo e Mariela che furono scagliati all’indietro sulla ghiaia umida del parcheggio. Hugo vide Mariela ferma immobile con il viso bianco, pietrificato. Hugo stesso si sentì sorprendentemente calmo, anche se nella sua testa, una voce ormai stanca della vita, si dilettò a dire ah, ecco, adesso muoio.

“Mostri della Notte!” urlò Mariela.

“Tutto attorno al parcheggio si sentì il rumore inaspettato di vita. Forme che assomigliavano a creature spaventose iniziarono ad uscire dalle ombre come se fossero stati convocati da una mano invisibile e Hugo e Mariela inciamparono all’indietro, cercando di far presa sulla ghiaia.

Uno ad uno i mostri sembravano aprire i loro occhi, coppie di luci verdi che nell’oscurità si appoggiavano due ragazzi.

“CIAO RAGAZZINI”, le parole risuonarono in coro dalle voci potenti dei mostri radunati, il rumore vibrante degli altoparlanti scosse il torace di Hugo. Mariela urlò. Ma mentre Hugo si riparò gli occhi dalle luci così forti, cadendo a terra, gli passò per la mente che la voce in qualche modo gli sembrava famigliare.

Gli occhi dei grandi mostri passarono dal colore verde al rosso mentre si abbassarono sui ragazzi incredibilmente spaventati e poi si fermarono, la ghiaia bagnata ridotta in polvere sotto ai loro “artigli”. Come se avessero scoperto Hugo e Mariela, quasi come se fossero impauriti dalla presenza dei ragazzi!

“Per favore, non mangiateci, non torneremo mai più sul sito della miniera”, singhiozzò Mariela con la faccia in giù sulla ghiaia e calciando con le gambe. Il mostro scherzoso più vicino a loro sembrò spostarsi indietro con fare apologetico, muovendosi unitamente agli altri vicini a lui. Quando le luci del parcheggio si accesero e illuminarono i “mostri”, i ragazzi fecero un sospiro di sollievo.

Con meraviglia e in silenzio, Hugo si tranquillizzò guardando ciò che aveva davanti. I mostri vivi non erano assolutamente “mostri”. I loro occhi luminosi erano le luci di movimento e il labbro sporgente e affamato era la parte anteriore del mezzo. Ora riuscì a vedere che erano colorati di un arancione vivace, per essere visti bene, e che le sporgenze della cabina sembravano dargli orecchie.

Per un momento Hugo aveva pensato che fossero magici. Stranamente non rimase sorpreso a vedere Saga avvicinarsi attraverso il parcheggio, con un dispositivo in mano, ridendo a crepapelle. Da come lo teneva, con la lucetta anteriore accesa, i ragazzi piano piano capirono che li stava filmando.

“Ecco qui il tuo Mostro della Notte”, rise Saga.

“Oh, veicoli autonomi”, disse Mariela sorpresa, la sua faccia aveva un colore strano per il sollievo. Nell’improvvisa felicità che li inondò dopo lo spavento, sembrava che le macchine gli stessero sorridendo.

 “Avete preso paura?” chiese Saga.

“No” disse Hugo, con le lacrime che gli scendevano lungo le guance macchiate di sporco. “Siamo solo andati nel panico a causa del rumore”.

Saga abbracciò Hugo. Hugo aveva paura che Mariela lo guardasse mentre veniva abbracciato e anche che Saga non abbracciasse Mariela dopo di lui, cosa che infatti fece. Quando Hugo guardò i lineamenti marcati di Saga nella luci artificiale, avvertì un sentimento di invidia del fatto che effettivamente sembrava adulta.

“Sono io che creo i software per i mostriciattoli”, disse con un sorriso, mostrando lo schermo del suo dispositivo ai ragazzi. “Hugo vide una console incomprensibile, come quello della casa intelligente, e il logo della società mineraria, e Mariela che si avvicinò per dare un’occhiata da vicino.

“È come i Predoni”, disse Mariela.

“Roba da ingegneri junior”, sorrise Saga, e i ragazzi non sapevano più cosa dire.

Mentre tornarono a casa attraverso il bosco, Saga disse ai ragazzi che secondo lei avevano fatto un bel lavoro. “La vostra agenzia di spionaggio potrebbe avere del potenziale se rispettasse un po’ di più gli ingegneri junior”, disse.

“Se dovessimo reclutare un ingegnere, non saresti tu”, disse Hugo con voce seria, determinato a non provare nessun tipo di apprezzamento per Saga.

“È un’agenzia di due persone”, aggiunse Mariela.

“E se vi lasciassi giocare un po’ a Predoni?”

L'autrice

Leigh Alexander è un autrice e visionaria americana; giornalista, scrive anche per il Guardian, è autrice anche di sceneggiature per videogames.

L'illustratore

James Dawe è un artista e illustratore di professione di Londra. i suoi collage fotografici, manipolati digitalmente, danno vita ad un immaginario drammatico e distorto.

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